
Vivevo su uno spento fiammifero. Anonima adrenalina, silenziosa inquietudine di un habitat privato da tempo delle sue variopinte consuetudini. Mi nascondevo nelle follie acquerellate, mi beavo di echi ormai svaniti. Scesi per caso, mai risalii.
Edenico silenzio..
Il sapore di un’ombra mi pervade, un dono offerto dai tuoi strazianti passi. Raccolgo i tuoi petali perduti, ne seguo la scia. Un fulmineo desiderio di vento mi costringe a soffiare. Candide folate ghiacciano i miei attimi. Rallento, a stento trattengo un’immagine ormai sfocata. Vapori lunari scuotono i miei stanchi occhi. Illumino le tue fobie e le mescolo con le mie illusioni. Creo un riparo, ma subito lo abbandono, furtivo ammiro la dissolvenza plasmata dal tuo lento agire solitario. Formo mosaici con bambole di pezza, fisso chiodi di plastica per appendere foto di paranoie instabili avvolte nel cellophane. Lego con una corda la polvere per non sentirne l’odore, fumo idee per annusarne la morte. Osserva il demiurgo del tuo tempo appassito, è ora in viaggio per trovare le sue consonanti. E’ l’anarchia dell’ombra, sono i vocalizzi del caos che ti ridestano. Bianco narcisismo di un incoerente splendore. Svaniscono i tuoi battiti nella spirale sanguinante delle mie parole. h,h,d,q,a,d,c,x,a,z. Booooooom. Il palcoscenico è muto.
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