venerdì 12 novembre 2010

ISTANTANEE

"Perché è così che ti frega la vita, ti piglia quando hai ancora l'anima addormentata, e ti semina dentro un'immagine, un odore, un suono che poi non te li togli più"

Citazione doverosa dal libro che prima di Oceano Mare ha iniziato a segnarmi dentro: Il senso, quello che gli do io almeno, parla di di momenti, di istanti all'apparenza comuni, che come forme incandescenti restano impressi nella memoria, e ci rimangono appesi per sempre. Lacrime gonfie, che non cadranno mai. Non puoi sceglierli, sono loro che si aggrappano a te pronti a ricordarti un preciso momento della tua vita. Non puoi neanche decidere di riviverli a tuo piacimento, perché sono tanti, e sono anche piuttosto dispettosi nella loro imprevedibilità. Sei sicuro che rispunteranno però, e in un certo senso ti offriranno dei riferimenti, rimettendo in ordine la tua vita se saprai ripercorrerli con la mente. Quando uno di questi frammenti di passato ti assale, generalmente è accompagnato da una forte sensazione di nostalgia, talvota di frustrazione e impotenza per qualcosa che non accadrà più, ma che disperatamente vorresti rivivere nella tua cieca illusione.

"Illusione", parola fantastica, quasi come "Preludio".

Ci penso in questa sera di pioggia, a quando terminata via Appia Nuova si è aperta Piazza San Giovanni. Era luglio, era quasi il tramonto nel momento preferito della giornata. Non c'è nulla del genere a Milano, nessuno stacco capace di tagliare così di netto il fiato. Spossatezza, un enorme sole rosa, spazio aperto, stupore, odore del fumo di sigaretta, un viso rischiarato da quella luce e una voce bassissima. Tutto questo mi accompagnerà per sempre, lo so.

Era luglio, ora è novembre, da Roma si passa alla più modesta Landriano, l'ora è la stessa, ma invece del tiepido soffio del tramonto estivo stavolta lo scenario è una nebbia buia e umida. Vivevo in un piccolo sogno in quei giorni, ma come succede sempre in questi casi, ce ne si accorge soltanto dopo, quando è irrimediabilmente tardi. Faceva freddo, dovevo fare delle foto, avevo passato il pomeriggio in mezzo al traffico soltanto per tornare a casa con qualche foto, ma ero contento, perché sapevo che ne valeva la pena, e perché aspettavo un messaggio sul cellulare. Trovo il campo, sbaglio strada, vedo l'entrata, il messaggio non arriva ma non dispero, perché è un messaggio importante dalla persona che in quel momento è la più importante del mondo. E so che arriverà. Degli zarretti pavesi giocano a ping pong davanti al bar della società, scena classica -penso-, poi incontro Rapetti, e una donna bionda che ride.

"Sa, pensavamo fosse uno scherzo quando ci ha detto che venivate a fare le foto ai ragazzi, è tutta la settimana che al povero Rapetti gli fanno gli scherzi dicendo che deve venire persino Sky, e invece siete venuti veramente"

Ma tu pensa il film che c'era dietro. Però amo queste cose, e mentre rido con Rapetti sull'episodio, sento la vibrazione nella tasca del piumino. Lì scatta l'istantanea, in quel momento la pellicola si impressiona per sempre nell'attenzione che in un momento si dibatte tra il telefono e la conversazione, nell'eccitazione incontenibile, sincera, di ciò che soltanto successivamente si sarebbe rivelato l'inizio della fine.

"E quella lì era la felicità. Lo scopri dopo, quando è troppo tardi. E già sei, per sempre, un esule: a migliaia di chilometri da quell'immagine, da quel suono, da quell'odore. Alla deriva."

Continua la citazione di Baricco, perfetta. Adesso che mi ritrovo ancora qui, solito soldato disarmato e disilluso, il ricordo di quell'istante mi appare fatto davvero della stessa sostanza della felicità. Ora il sogno è finito, coi suoi drappi rossi e i suoi confini sfocati. Forse a causa mia, o forse no. Poco importa ormai. Ciò che resta è questo, il ricordo di una storia mai vissuta che ritornerà a bussare ogni volta che sentirò nominare la parola Landriano, ogni volta che leggerò o scriverò qualcosa su quella squadretta di Giovanissimi Pavia.

Il mio sangue ribolle, perchè c'era tutto il mio universo in quella semplice vibrazione, nella tasca del piumino. C'era tutta la mia vita. L'acuto più forte di un'illusione bellissima, e già così lontana...

lunedì 1 novembre 2010

PELLICANO SCARLATTO

C'era solo una persona da cui mi sarei aspettato un'uscita come quella del "Pellicano Smilzo". Un guizzo improvviso, un colpo d'ala assolutamente geniale che di solito spartisco nella mia personale follia soltanto con il vecchio Leone. Anche l'ottimo Nicola Mente spesso si allinea sui meravigliosi binari nel nonsense puro e semplice, dando vita a siparietti impagabili davanti alla macchinetta del caffè. Ah, già che ci sono devo ringraziarlo Nicola, uno che con una sola frase detta in leggerezza, in amicizia, è stato capace di affrancarmi da strati e strati accumulati di angoscia. Che questa cazzata del Pellicano però me l'abbia detta proprio tu, piccola scintilla che in un istante sei riuscita ad accendere un sogno, è qualcosa di pazzesco. Pazzesco perché la capacità di partorire simili idiozie, e di apprezzarle in quanto tali, non è cosa da tutti. Farlo nella stesso identico modo in cui l'avrei fatto io, poi, ti rende ai miei occhi parte di un destino che ho creduto di essere riuscito ad ingannare...ma che mi ha messo di nuovo con le spalle al muro...

Perché qui cambia la trama, nello spazio di un secondo di vita. Dalla celebrazione entusiasta di un nuovo possibile amore, alle solite stronzate che non sono proprio capace di evitare, al solito regalo che non ho il senno di aspettare che si apra nel tempo giusto. Mentre ti aspetto, per capire se di nuovo ho girato le spalle alla fortuna con degli attegiamenti da ragazzino immaturo, le mie ali sanguinano come i vecchi tempi, e la mia canzone si fa più triste. Analizziamola allora la puttanata, giriamo il coltello fra le penne rosse, perché più che un cigno, forse quello che sono è proprio un pellicano smilzo.
La tua dolcezza mi ha stregato, sono felice di ammetterlo, in così poco tempo mi ha catturato. Potevo venire stasera, tu mi avevi invitato, e forse adesso starei parlando di una storia diversa. Ma probabilmente in testa mi era già partito il solito film, "l'arte del sogno", o qualche cosa del genere. Ero convinto che la pellicola fosse pronta, e che bastasse soltanto sedersi in sala, e godersi lo spettacolo. Ma non va così, non l'ho ancora capito che i miei desideri non sono legge, semmai contrappasso che torna al mittente con tanti saluti. I minuti passano, i miei occhi sono persi, la speranza di ritornare a vedere il tuo sorriso è ancora viva, ma con la testa china cede piano piano alla stanchezza, e a una tristezza che soltanto poche ore fa era pura gioia.
Stavolta però non voglio mollare, voglio combattere affinchè lo spettacolo vada in scena in maniera trionfale. Magari in ritardo, ma forse per questo più ricco di particolari.

"Sometimes a man gets carried away, when he feels like he should be having his fun"


Non imparerò mai la lezione di quella che è la mia canzone preferita in assoluto, che le cose sono pronte a scapparti di mano proprio quando senti di averle sotto controllo. Che sia tu a insegnarmelo, piccola, una volta per tutte?

Già mi manchi, non sai quanto.