venerdì 24 settembre 2010

BLEEDING AUTUMN

Inizia la mia stagione preferita.

Messe vie le pinne, mandato a casa il sole, torna quel freddo che non è ancora gelo, torna quell'atmosfera così affettuosamente malinconica dell'autunno. Pioggia, colori tenui, buio, odore di asfalto, profumo di nebbia e di castagne. C'è una panchina, in Cadorna, dalla quale mi piace osservare l'autunno nel fiume di persone che salgono o scendono dai treni per entrare nella metropolitana, affascinanti sagome perse fra le luci al neon e il baccano del centro. Così, sospeso tra la fatua ebbrezza estiva e il calore ipocrita del Natale, maledetto da chi torna a scuola o al lavoro con la consapevolezza che dovrà aspettare ancora un anno per ricongiungersi con il nulla d'agosto, l'autunno ha pochi ma fedeli estimatori. Orgogliosi e randagi intenditori.

L'anima è lontana dal pensare che la ragione stia dalla parte di noi finti crepuscolari, è sicura invece che qualcosa di insano ci sia nel rinascere a settembre, risvegliandosi brusca nel preludio di una stagione che aspetta di scoprire personaggi e storie nuove, salvo poi accorgersi che qualcosa di indelebile gli è rimasto ancora appiccicato addosso da quella precedente. E allora il processo rallenta, vecchie ferite si riaprono e il cuore riprende a sanguinare forte, più di prima. Grandi distacchi e piccoli tradimenti, sullo sfondo di un sentimento devastante quanto inascoltato rendono questo autunno più triste di altri. O forse dovrei dire soltanto meno gioioso.

"Love will tear Us apart" - "L'amore ci farà a pezzi" cantava Ian Curtis, e in fondo, se ci pensi bene, è anche giusto che sia così. Forse anche bello. Chi siamo noi per ribellarci? Non resta che assimilare questa legge prima, e trovare scintille di positivo e di vero persino nel dolore, nel rancore per qualcosa che non riesci proprio ad accettare...

...perché in fondo anche questa è vita...

Io ti amo, e tu lo sai, lo sa il tuo imbarazzo, lo sanno i tuoi gesti, lo sai, e lo respingi. Ma non posso fartene una colpa. Posso odiarti, a modo mio, ma non posso accusarti di non amarmi. Ti ho protetta per quanto ho potuto, ti ho scaldata senza che tu te ne accorgessi. Avevo scoperto che si può amare senza condizioni, senza pretendere nulla in cambio, raggiungendo un equilibrio dove, di nuovo, serenità e felicità hanno confini sfocati.
E' un ridicolo dramma di fronte agli ostacoli seri dell'esistenza, un'illusione che impallidisce di fronte a quei valori che proprio nella tanto bistrattata estate ho riscoperto. Però adesso ti sento così irrimediabilmente lontana, e di colpo mi sento più solo e più infreddolito in questo autunno, comunque fratello.

Mi aspetta la mia panchina in Cadorna, dalla quale guardare il mondo sciogliendo gli affanni lasciando sfogo alla coscienza. Ci ritornerò presto. Penserò anche a te, come spesso mi succede, maledirò la semplicità con cui qualcuno, un giorno, otterrà ciò che per me oggi è un desiderio irrealizzabile. Ma penserò anche che, nonostante tutto, sono contento di averti incontrata, e di essermi innamorato di te...

E' per cose come queste che vale la pena vivere.

mercoledì 1 settembre 2010

NOTTE (SERENA) DI FINE ESTATE...



"Non mi piace l'estate, preferisco le stagioni cangianti".

Così parlava saggio, l'amico avverbio Nicola Mente chiacchierando assieme del torrido mese di luglio. E aveva ragione... neanche a me piace. A volte, però, l'estate ti dà l'occasione di fermarti un po' a riflettere nelle sere fresche, mentre tutti si affannano come formiche in cerca di vacanze spesso più stressanti e angosciose della vita normale. Io ho riflettuto sulla mia vita quest'estate, in silenzio, osservando la luna di città d'agosto, quella che sembra solamente tua. Ho pensato a come essa stia cambiando, lasciandosi alle spalle affetti e consuetudini che non pensavo avrei mai abbandonato, recuperandone invece altri che parevano ormai colpevolmente sopiti. E' stata un'estate fatta di distacchi, e di ricongiungimenti, sprazzi elaborati in un cuore silenzioso e mai come ora solitario, emozioni mute, trattenute dall'anima e restituite sotto forma di qualche lacrima liberatoria e piacevolmente nostalgica.
Il primo pensiero è per un amico, il mio migliore amico per quasi dieci anni, ora così irrimediabilmente lontano da un legame eterno, schiacciato in qualche mese dal peso e dai cambiamenti della vita. Il secondo pensiero è per l'amore, che nell'ultima stagione mi ha mostrato tutto il suo sapore più acido e traditore. Due ore di distacco dal mondo, in una città fuori dal mondo. La certezza che lei fosse l'incarnazione più pura di ciò che mi mancava, poi il risveglio amaro accompagnato dalle solite ondate di tristezza, alle quali orgoglioso resisto osservando tagli e cicatrici. Il tempo dell'amore non è finito, non può esserlo, ma certo diversi sono ormai gli occhi, e il modo di cercarlo.
Il terzo pensiero va a mia nonna, che ho perso un anno fa. Di fronte alla sua lapide, vivo è riemerso il ricordo di una persona semplice ma allo stesso tempo furba come una gatta, che con dignità di un altro tempo ha affrontato senza ribellarsi la vita che le era stata assegnata. Regalandomi un amore unico e disinteressato. Addio nonna mia, quest'estate ho pregato davvero, per la prima volta nella mia vita, e in quella preghiera ho ritrovato ogni tuo istante, realizzando quanto superficialmente li abbia vissuti quando eri ancora qui.

Affetto, riconoscenza, tristezza, emozioni come nervi scoperti, brividi come strattoni violenti che ti scuotono dal torpore di una vita imbevuta di stupidità. Ho ritrovato le cose vere quest'estate, e non potevo ricevere regalo più grande.
Quando si dice rinascere, grazie a una bimba di 8 anni che ti racconta le sue pene d'amore. Quando si dice ritrovare la serenità addormentata...nelle cose più semplici.

Serenità, e Felicità, due concetti diversi...ma non così tanto se ci si sa accontentare...