sabato 31 luglio 2010

Buongiorno amico mio...


Svegliato di soprassalto un momento prima dell'alba, come al solito senza capire se questo senso di tiepida inquietudine sia sensazione piacevole, oppure no. Tirato giù dal fresco pungente di un agosto insolito, ripenso con nostalgia al tumulto di speranze ed eccitazioni vive soltanto qualche ora fa, con lo sguardo disilluso di un'anima ormai provata, ma fortunantamente ancora viva. La delusione è soffocata dal chiarore, la tristezza cronica mitigata dall'odore del caffè, e dalla solidarietà di un inaspettato saluto mattutino.

"Ciao, buona giornata"

Fuori dalla finestra, un piccolo amico nero mi guarda per un attimo, zampettando poi via felpato e disinvolto alle prime luci del mattino, come se fosse a casa sua. "E' già in piedi da un po' lui" -penso- rispecchiandomi felicemente in quel distacco felino, ritrovando di colpo una ventata di serenità, puro miraggio soltanto pochi attimi indietro.

"Buona giornata a te, amico mio"

E in questo saluto generoso capisco ancora una volta quanto io e te siamo uguali, quanto le nostre vite potrebbero scambiarsi l'una con l'altra senza far emergere differenza alcuna. "Buongiorno", mio piccolo e affine fratello, ci siamo solo io e te in questo scorcio di mattina silenziosa che la tua presenza ha anestetizzato da ogni amarezza ricordandomi, ancora una volta, quali sono le regole per vivere in pace, e dove la fantasia deve lasciare spazio a un onesto sonno senza sogni. Buongiorno a te, inconsapevole maestro felino di vita, stamattina più che mai avverto nitida la pura rappresentazione della mia personalità: una notte profonda, illuminata felicemente dalle stelle e dalla luna, in una città di quelle un po' da favola moderna, con i suoi camini accentuati e i suoi rettangoli gialli a evidenziare il contorno nero delle case e dei tetti. E su questi tetti c'è uno di noi, uno del club che si gode quell'istante senza tempo noncurante del fatto che ci sia tutto un universo oltre quel panorama.
Al diavolo la vita, al diavolo tutto, si sta così bene lassù..

Fuori si sentono i rumori delle prime auto...

"Buongiorno a te amico mio" e grazie

Mi hai salvato la giornata, ora posso tornare a dormire.

Lacrime Amare



Porterò una maschera felice

...e cammufferò la voce

tieniti lontano dalla luce

...dove la pietà ti lascia in pace

giovedì 29 luglio 2010

Gravità indecisa

Precipito in un vortice di ipnotiche paure, impatto nella livida angoscia del tuo ego. Nutrito di stupore, navigo incauto nell’inconscio e mi incuneo nei tuoi ruvidi ricordi. Delirio di una pensatrice, oniriche amenità si riflettono nell’oblio violaceo del tuo sguardo. Riemergo.


Vivevo su uno spento fiammifero. Anonima adrenalina, silenziosa inquietudine di un habitat privato da tempo delle sue variopinte consuetudini. Mi nascondevo nelle follie acquerellate, mi beavo di echi ormai svaniti. Scesi per caso, mai risalii.

Edenico silenzio..

Il sapore di un’ombra mi pervade, un dono offerto dai tuoi strazianti passi. Raccolgo i tuoi petali perduti, ne seguo la scia. Un fulmineo desiderio di vento mi costringe a soffiare. Candide folate ghiacciano i miei attimi. Rallento, a stento trattengo un’immagine ormai sfocata. Vapori lunari scuotono i miei stanchi occhi. Illumino le tue fobie e le mescolo con le mie illusioni. Creo un riparo, ma subito lo abbandono, furtivo ammiro la dissolvenza plasmata dal tuo lento agire solitario. Formo mosaici con bambole di pezza, fisso chiodi di plastica per appendere foto di paranoie instabili avvolte nel cellophane. Lego con una corda la polvere per non sentirne l’odore, fumo idee per annusarne la morte. Osserva il demiurgo del tuo tempo appassito, è ora in viaggio per trovare le sue consonanti. E’ l’anarchia dell’ombra, sono i vocalizzi del caos che ti ridestano. Bianco narcisismo di un incoerente splendore. Svaniscono i tuoi battiti nella spirale sanguinante delle mie parole. h,h,d,q,a,d,c,x,a,z. Booooooom. Il palcoscenico è muto.

domenica 25 luglio 2010

1

Un palazzo d'ossa bianche, dentro una bambina piange. Così, con questa nitida e straniante immagine iniziò il mio incubo, che prese a perseguitarmi di notte in notte, di luna in luna, come la peggiore delle condanne della mente e dell’anima. Non potevo vedere la piccola, ma solo udire il suo straziante e tormentato lamento provenire da dentro quelle anomale pareti color avorio, inquietanti ma assieme cosi seducenti nel loro morboso fascino di resti umani. Nel mio sogno non mi era dato varcare la soglia del palazzo per verificare chi fosse la creatura che piangeva, e perché lo facesse con tanta tristezza: vittima impotente di una maledizione ineluttabile, incatenato da spessi anelli al poderoso cancello che fronteggiava la facciata restavo prigioniero di una notte di stelle, che rifletteva raggi di luna su quelle sinistre pareti biancastre. Fa impressione un palazzo di dieci piani fatto tutto di ossa, posizionate accuratamente una a fianco dell'altra in un disegno ripetuto all'infinito. Finestre nere di forma irregolare interrompevano la pallida apparizione, mentre intorno il prato perfetto rivelava un verde confortante sotto il chiarore notturno. Notte, stelle, ossa, velluto d'erba, paura e pianto. Forte era in me il terrore di ritrovarmi intrappolato in un così macabro contesto, ma ancora più impellente sentivo la necessità di scoprire per quale motivo un triste lamento di bambina provenisse da dentro quelle mura. Meglio, più che scoprire perché la piccola piangesse, mi premeva capire che significato avesse questo particolare nella dimensione onirica nella quale sapevo di essere sprofondato. Si fermava sempre lì il sogno, sulla mia curiosa impotenza, incantata da visioni che per quanto insolite sposavano, e cullavano, la mia sensibilità...

domenica 18 luglio 2010

Occhi di fata


Per chi sempre ricerca dove gli altri non vedono, o non vogliono vedere, frammenti di vita ricoperti di sogno che nell'apparente monotonia dell'esistenza aspettano soltanto di essere raccolti da occhi assetati di emozioni. Per loro, per noi, non è rado cadere preda di feroci, sublimi quanto insignificanti percezioni, che tuttavia della vita sono gocce spremute di pura essenza. Ti capita di incrociare uno sguardo, un sorriso, e di renderti conto che nell'immagine istantanea di ciò che tutti gli altri vedrebbero soltanto come un bel viso, tu ti perdi nella meraviglia di un bambino che osserva il mare, assalito dalla smania di esplorare l'universo che filtra da quei due occhi pieni di espressione. Non è amore, non può esserlo per quanto l'infame adori imbrattare con i suoi appariscenti colori anche gli altri sentimenti vicini. Non è amore, anche se il bastardo ti fa desiderare in fondo al cuore che lo sia, o che possa diventarlo nonostante quegli occhi e quel sorriso appena accennato sai a malapena di chi siano. Il difficile, sta proprio nel riuscire a isolare lo smarrimento, e la gioia della sorpresa, dalla banalità di un impulso bugiardo, dall'inganno di un'attrazione facile che annebbia il cuore offuscando la volontà, e soprattutto la dignità. Tu però sai come fare, e non ti importa che gli altri ti prendano per pazzo, o peggio, nel sentirti parlare di mondi che si aprono attraverso le celesti rotte parallele di uno sguardo azzurro. Tu parti e basta, per uno strambo viaggio di pochi attimi, percorso allucinato e suadente di storie possibili e di amori impensabili. Voli con le ali del cigno rosso attraverso tutta un'esistenza, la sua, concentrata nella rivelazione di quel magico sguardo. E quando il fugace e meraviglioso viaggio è finito, quando esci dal suo sogno per tornare nel tuo, forte è la certezza che quell'immagine così nitida e viva, succeda quel che succeda, ti rimarrà appiccicata per sempre sul riparo più profonfo dell'anima... e che tornerà a tormentarti, dolcemente, quando meno te lo aspetti.

domenica 11 luglio 2010

Blood Red Bird

Segui il cigno rosso


Vola, un metro oltre l'illusoria percezione della normalità, il Cigno Scarlatto. Simbolo dello stato mentale di chi vede, ascolta, e rielabora gli impulsi di una realtà ottusa e mediocre attraverso gli strumenti della creatività. Loggia rossa senza appigli, insano rifugio della mente e dell'anima, alla tana del Cigno Scarlatto si accede facilmente dalla porta sul retro dell'esistenza quotidiana. Frammenti, di ogni tipo e fattezza: racconti, immagini, poesie, recensioni, semplici pensieri, opininoni, musica. Seguire il Cigno Scarlatto significa esprimere liberamente tutto ciò che la fantasia di solito abbandona in un angolo della memoria, fino a dimenticarlo. E' aperta a tutti la tana sotto il lago, dove i cigni sono rossi... e possono diventare ottimi compagni di viaggi, e di bevute.

Benvenuto nel club!