Un palazzo d'ossa bianche, dentro una bambina piange. Così, con questa nitida e straniante immagine iniziò il mio incubo, che prese a perseguitarmi di notte in notte, di luna in luna, come la peggiore delle condanne della mente e dell’anima. Non potevo vedere la piccola, ma solo udire il suo straziante e tormentato lamento provenire da dentro quelle anomale pareti color avorio, inquietanti ma assieme cosi seducenti nel loro morboso fascino di resti umani. Nel mio sogno non mi era dato varcare la soglia del palazzo per verificare chi fosse la creatura che piangeva, e perché lo facesse con tanta tristezza: vittima impotente di una maledizione ineluttabile, incatenato da spessi anelli al poderoso cancello che fronteggiava la facciata restavo prigioniero di una notte di stelle, che rifletteva raggi di luna su quelle sinistre pareti biancastre. Fa impressione un palazzo di dieci piani fatto tutto di ossa, posizionate accuratamente una a fianco dell'altra in un disegno ripetuto all'infinito. Finestre nere di forma irregolare interrompevano la pallida apparizione, mentre intorno il prato perfetto rivelava un verde confortante sotto il chiarore notturno. Notte, stelle, ossa, velluto d'erba, paura e pianto. Forte era in me il terrore di ritrovarmi intrappolato in un così macabro contesto, ma ancora più impellente sentivo la necessità di scoprire per quale motivo un triste lamento di bambina provenisse da dentro quelle mura. Meglio, più che scoprire perché la piccola piangesse, mi premeva capire che significato avesse questo particolare nella dimensione onirica nella quale sapevo di essere sprofondato. Si fermava sempre lì il sogno, sulla mia curiosa impotenza, incantata da visioni che per quanto insolite sposavano, e cullavano, la mia sensibilità...
"I was not woken by the rooster
Nor by the crow's tough song
But the midnight cry of a blood red bird
Brought this sleeplessness on"
domenica 25 luglio 2010
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Un palazzo d'ossa bianche, dentro una bambina piange. Così, con questa nitida e straniante immagine iniziò il mio incubo, che prese a perseguitarmi di notte in notte, di luna in luna, come la peggiore delle condanne della mente e dell’anima. Non potevo vedere la piccola, ma solo udire il suo straziante e tormentato lamento provenire da dentro quelle anomale pareti color avorio, inquietanti ma assieme cosi seducenti nel loro morboso fascino di resti umani. Nel mio sogno non mi era dato varcare la soglia del palazzo per verificare chi fosse la creatura che piangeva, e perché lo facesse con tanta tristezza: vittima impotente di una maledizione ineluttabile, incatenato da spessi anelli al poderoso cancello che fronteggiava la facciata restavo prigioniero di una notte di stelle, che rifletteva raggi di luna su quelle sinistre pareti biancastre. Fa impressione un palazzo di dieci piani fatto tutto di ossa, posizionate accuratamente una a fianco dell'altra in un disegno ripetuto all'infinito. Finestre nere di forma irregolare interrompevano la pallida apparizione, mentre intorno il prato perfetto rivelava un verde confortante sotto il chiarore notturno. Notte, stelle, ossa, velluto d'erba, paura e pianto. Forte era in me il terrore di ritrovarmi intrappolato in un così macabro contesto, ma ancora più impellente sentivo la necessità di scoprire per quale motivo un triste lamento di bambina provenisse da dentro quelle mura. Meglio, più che scoprire perché la piccola piangesse, mi premeva capire che significato avesse questo particolare nella dimensione onirica nella quale sapevo di essere sprofondato. Si fermava sempre lì il sogno, sulla mia curiosa impotenza, incantata da visioni che per quanto insolite sposavano, e cullavano, la mia sensibilità...
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