lunedì 4 ottobre 2010

SE TI DICESSI...



Se ti dicessi che un senso forse c'è, che per quanto non sappia neanch'io se sia utile crederci, alla fine è l'unica spiegazione possibile. Se ti dicessi che ho passato ore, frazionate in anni, a riflettere su quale fosse il destino che sottotraccia scavava il solco delle nostre esistenze. Se ti dicessi che non è ancora stata inventata una parola, o un sentimento per descrivere cosa siamo noi, e che forse sarebbe il caso di farlo ormai. Chissà che penseresti?
Eri arrivata, in quei giorni allucinati, e avevi rimesso insieme i miei pezzi sparsi a caso sull'autostrada Milano-Napoli. Ci siamo incontrati, intesi, abbandonati senza un motivo reale, ma con quella leggerezza che non conosce il dolore. Se ti dicessi che quel pomeriggio ad ascoltare gli Otto Ohm su un prato, non so dove, è stato uno dei momenti più felici della mia vita, di quelli che ti restano impressi per sempre, forse non ci crederesti. O forse si.

Cause it never began for us - It'll never end for us

Intanto il tempo è passato, così tanto tempo, le nostre vite si sono intrecciate a quelle di altri, e lo scherzo del caso ha voluto che proprio nel momento di maggior distanza empatica, vivessimo in realtà a poche centinaia di metri di distanza. Se ti dicessi che al di là di qualche attimo di cieco isterismo ho accettato sempre serenamente la dimensione parallela della nostra storia, che non è un'amicizia e non è una relazione, come dici tu, che forse è tutt'e due, o più probabilmente nessuna. Se te lo dicessi... mi risponderesti che lo sai già, e se a tal proposito ti ripetessi che ci sono persone con cui non serve parlare per capirsi, mi piacerebbe che ci credessi.
E adesso, che il mio cuore sta sciogliendosi nell'acido, giorno dopo giorno, rieccoti qui all'improvviso, ad alleviare il momento soltanto con il tuo sbiadito ricordo.
Se ti dicessi che non ho voglia di vederti dopo sei anni, e perché no, di baciarti, penso che non ci crederesti. E faresti bene. Ma più di questo, oggi forte è la certezza, per la prima volta, di vedere il quadro da lontano, di osservare finalmente completa la pista cifrata che ha unito due strade senza farle mai incontrare. Non voglio nulla da te, non mi aspetto niente, perché so che qualunque cosa succeda, tu mi accompagnerai sempre, come io farò con te. Sarò tuo fratello, tuo amico, tuo amante, e tutto quello che un essere umano può diventare per farne star bene un altro. Senza condizioni. Perché una storia come la nostra non può essere casuale. Proprio non può.

E in questa serata di inizio ottobre, tra un colpo di tosse e un brivido di febbre, è bello assecondare il mare d'inverno che ho sempre dentro.

E' dolce abbandonarsi alla sua deriva... salutandoti con la mano.

1 commento:

  1. ho sempre pensato che, come per i quadri impressionisti, la visione del senso lo si percepisce solo da lontano.
    centimetri, metri, mesi o anni..ognuno di noi trova la propria prospettiva di visione e riesce a valutare le macchie, le ombre, i colori chiari e quelli bigi come elementi di un "disegno" che nell'immediato risultava solo confuso o bellissimo o bruttissimo o addirittura senza senso.
    non esistono storie senza senso e quando si realizza di aver fatto parte di un quadro dovremmo tutti essere orgogliosi o felici di aver avuto avuto un ruolo da protagonista, o almeno di essere sopravvissuti, perché l'importante, alla fine, è ricordarsi di respirare.

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